Sciacchetrà delle Cinque Terre
Italia, Liguria
Poco più di 4000 ettari di costa aspra e montuosa che si snoda lungo la riviera ligure tra Sestri Levante e La Spezia, scendendo a terrazzamenti verso il mare: sono i cian delle Cinque Terre, sui quali da sempre si coltivano la vite e l’olivo. I muretti a secco costruiti nei secoli dagli agricoltori sono in gran parte abbandonati e in rovina, eppure da queste viti avare e difficili da coltivare si ricava, in piccolissima quantità, un vino passito nobile e antico, lo Sciacchetrà. Il nome di questo nettare ambrato pare derivi dal nome ebraico di una bevanda alcolica, “shekar”. Si produce con uve albarola, vermentino e bosco poste ad appassire lontano dal sole. Al termine dell’appassimento i grappoli si diraspano a uno a uno con le mani: gli acini sono selezionati con cura per ottenere, alla fine del processo di vinificazione e affinamento, poco più di 25 litri da un quintale d’uva.
Mantenere viva la viticoltura in quest’area significa preservare il paesaggio e garantire un futuro a chi dedica la vita al lavoro della terra. Per ottenere questo risultato occorre produrre uno Sciacchetrà di altissimo pregio, che spunti prezzi remunerativi sul mercato e che giustifichi la scarsa quantità. Quattro produttori delle Cinque Terre si sono dati un disciplinare rigoroso per produrre uno Sciacchetrà di alta qualità e si sono riuniti in associazione. L’obiettivo del Presidio è ripulire i terrazzamenti incolti, ristrutturare i muretti a secco, reimpiantare le viti e aiutare i giovani che, in futuro, vorranno coltivare i vigneti delle Cinque Terre.
A tavola
Quello che D’Annunzio cita come «quel fiero Sciacchetrà che si pigia nelle cinque pampinose terre» è un vino che, immesso sul mercato dopo almeno due anni di invecchiamento, si presenta con un bel colore ambrato, aristocratico nei profumi, ampio e persistente, con sentori di frutta secca, confettura d’albicocca, pesca gialla e vaniglia, miele di castagno e spezie che arrivano al naso con rara finezza e personalità. Al sapore è dolce, ma mai stucchevole, con leggera sapidità, caldo, di buon corpo, vellutato e suadente, ben equilibrato da una piacevole e lievissima tannicità. Può evolvere senza paura per dieci, venti e anche trent’anni. Quasi un elisir entrato nel mito dell’enologia italiana: una pozione da ricercare con caparbietà e passione.
Area di produzione:
Il territorio delle Cinque Terre (provincia di La Spezia)